Daphne Caruana Galizia

Quello della giornalista Daphne Caruana Galizia (che aveva lavorato all’inchiesta Panama papers, da cui emergeva la corruzione del mondo politico di Malta) non è il primo omicidio di stampo politico nella storia del paese. Ma quello di Caruana Galizia è stato premeditato. Ed era lei il bersaglio.

Nel 1977 la quindicenne Karin Grech era stata uccisa da una lettera bomba destinata a suo padre, Edwin Grech, che lavorava in ospedale durante uno sciopero dell’Associazione medici di Malta. Nessuno è mai stato citato in giudizio per l’omicidio. Poi c’era stato Raymond Caruana, ucciso nel 1986 all’interno di un circolo del Partito nazionalista (Pn), in cui militava. Aveva 26 anni. Qualcuno si è fermato di fronte all’ingresso della sede del Pn a Gudja, sparando una raffica di colpi di mitragliatrice. È morto sul colpo. Nel 1990 per l’omicidio è stato incriminato un tal Nicholas Ellul, ma nessuno ha mai nemmeno ascoltato la sua deposizione, perché è morto di overdose.

L’orribile omicidio di Daphne Caruana Galizia è diverso e, qualunque sarà l’esito delle indagini, ciò di cui questo paese non ha proprio bisogno è un ritorno agli anni ottanta. Le istituzioni hanno tradito il paese e la popolazione. Sarebbe difficile ricreare la fiducia nei loro confronti nel momento in cui questa fosse totalmente perduta.

“L’economia prospera ma c’è qualcosa di marcio in profondità, così marcio da minacciare di mandare tutto quanto a rotoli”

Nel 1986, quando il Partito laburista si era reso conto delle sue responsabilità nella morte di Raymond Caruana, le forze di polizia corrotte avevano fatto qualcosa d’impensabile. Avevano incastrato un uomo, Peter Paul Busuttil, mettendo in piedi una macchinazione incredibilmente raffazzonata. È stato un tentativo disperato di distogliere l’attenzione da un governo impantanato nella violenza politica. Quando Busuttil è stato prosciolto, è diventato un eroe nazionale.

L’ultima cosa di cui ha bisogno il paese oggi è di rivivere tutto questo. Il governo è all’inizio della sua legislatura, la popolarità del primo ministro è ai massimi, l’economia prospera, ma c’è qualcosa di marcio in profondità, così marcio da minacciare di mandare tutto quanto a rotoli.

Le implicazioni di questo crimine sono gigantesche. Non siamo di fronte ai delinquenti socialisti che hanno terrorizzato l’isola all’inizio degli anni ottanta. Questo è un omicidio che ricorda quelli mafiosi. La posta in gioco è altissima, chiunque sia il mandante.

La domanda è: i politici sono coinvolti? Ebbene, nell’omicidio di Daphne Caruana Galizia il crimine e la politica sono connessi in un modo mai visto prima nel paese. A peggiorare il problema c’è il caotico stato delle forze di polizia. Il primo ministro Joseph Muscat, responsabile del graduale crollo delle istituzioni nel paese, ha cercato di spostare l’attenzione chiedendo l’aiuto dell’Fbi. È una buona notizia, che porterebbe credibilità e competenze alle indagini. Possiamo solo sperare che il colpevole venga individuato e che la polizia faccia meglio di quanto ha fatto nei precedenti attentati.

La posta in gioco in tutta questa storia è enorme. Alle istituzioni di questo paese è richiesto un risultato concreto, e di difendere i cittadini come in passato non hanno saputo fare. Malta comincia a sembrare uno stato fallito.

La corruzione uccide. Con questo slogan alcuni anni fa in Russia si è cercato (invano) di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema scomodo con una campagna di sensibilizzazione che rievocava una vicenda dolorosa: con appena pochi dollari di tangente all’addetto alla sicurezza di un aeroporto un gruppo terroristico aveva fatto imbarcare su un aereo un bagaglio contenente un ordigno esplosivo, poi esploso in aria. Ma la corruzione può uccidere per molte vie. Ad esempio quando – ed è storia italiana – a suon di bustarelle si propizia l’acquisto di valvole cardiache difettose, o di emoderivati infetti.

La corruzione si annida nell’ombra. Se è esposta alla luce del pubblico scrutinio, gli obiettivi non dichiarabili e i profitti attesi dai suoi protagonisti rischiano di andare in fumo. Quando i corrotti ascendono ai massimi livelli istituzionali e si ricompattano – al di là del colore politico – in un unico blocco di potere, allora la pratica della corruzione degenera in cleptocrazia, il governo dei ladri, e la razzia dei beni comuni non conosce più freni. Se non, occasionalmente, il contrappeso di una stampa libera, grazie alle denunce di giornalisti coraggiosi, e di una magistratura indipendente, ancora capace di perseguire i reati. Ma quando il potere pubblico corrotto smuove interessi cospicui e attiva ingenti flussi finanziari, fatalmente finisce per cercare contatti e fissare connessioni più stabili e strutturate con il “sottomondo” criminale.

Ha un valore universale la lezione impartita dal Massimo Carminati di Mafia capitale in una leggendaria intercettazione: “il mondo dei vivi e il mondo dei morti” inevitabilmente si incontrano, perché nel “mondo di mezzo anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno nel sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno”. A Roma come a Malta, ovunque la corruzione entri in simbiosi con entità criminali già organizzate, e ben disposte a “organizzare” e proteggere da intrusioni e turbolenze anche i lucrosissimi maneggi di tangenti.

I gruppi criminali possono “fare delle cose” scomode come intimidire, ove occorra persino eliminare chi minaccia di scoperchiare il sistema politico-criminale dominante. Per anni a Malta la giornalista indipendente Daphne Caruana Galizia ha combattuto, nonostante le minacce, una battaglia contro il malaffare imperante ai vertici del governo nel piccolo stato dell’Unione europea.

L’omicidio di Daphne Caruana Galizia: c’entra la criminalità organizzata italiana?
La presenza della criminalità organizzata italiana a La Valletta potrebbe essere collegata con la morte della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa pochi giorni fa da un’autobomba.

Cosa Nostra catanese, ndrine calabresi e camorra, secondo recenti sviluppi d’indagine, starebbero infatti infitrando il traffico internazionale di carburante, da un lato e, dall’altro, il settore miliardario delle scommesse online. Lo racconta Mattia S. Gangi su CataniaToday.

Del traffico di carburante a Daphne Caruana Galizia scrisse diffusamente in un articolo apparso sul suo blog Running Commentary, il 31 ottobre del 2016, spiegando la differenza tra le modalità con le quali vengono uccisi i trafficanti di droga e quelli di “diesel”. I primi, secondo Caruana Galizia, vengono uccisi da sicari a colpi di pistola mentre i secondi con un metodo dal ‘gusto siciliano’: vengono fatti esplodere con bombe all’interno delle proprie macchine. “Un’altra bomba in un’altra macchina e un altro uomo morto – scrive la giornalista – Ho pensato: ecco un altro trafficante di carburante. Perché il disegno nelle uccisioni criminali negli ultimi anni a Malta è che i trafficanti di diesel vengono fatti saltare in aria nelle loro autovetture, mentre quelli di droga uccisi da sicari assoldati”.

Dentro un ufficio di via Bartolomeo Bosco, a due passi dal tribunale di Genova, s’incontrano il manager d’una società di bunkeraggio attiva nel capoluogo ligure, un mediatore maltese ex stella del calcio locale in contatto con miliziani libici, e un sospetto mafioso. È il 14 marzo dell’anno scorso e la riunione serve a definire come truccare i documenti delle navi – maltesi – “Portoria” e “Sea Master”, che dal Nordafrica dovranno contrabbandare nei porti siciliani il gasolio estratto dalle raffinerie posizionate in zone in quel momento sotto il controllo Isis. È, quello del summit ligure, uno dei momenti cruciali circoscritti dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto l’arresto di nove persone per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale, autori di ricarichi-monstre sul combustibile prodotto in Libia fra 2015 e 2016. E avventurosamente immesso, con sconti alla fonte fino al 60%, sul mercato italiano con la sponda d’imbarcazioni fantasma.

In cella è finito per primo Marco Porta, 48 anni, che si divideva fra la Liguria e Roma, amministratore delegato della Maxcom Bunker spa con base operativa a Genova e ritenuto la mente della gang. Arrestato pure Mousa Ben Khalifa, 45 anni, detto “il Malem” ovvero “il capo”, nativo di Zuwarah in Libia, fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi mentre stava scontando una condanna a 15 anni per narcotraffico: ha guidato una milizia armata sulla costa al confine con la Tunisia ed era recentemente finito in manette su ordine delle autorità libiche per contrabbando di carburanti. In cella il catanese Nicola Orazio Romeo, 45 anni, indicato da alcuni collaboratori di giustizia quale appartenente alla cosca dei Santapaola-Ercolano e definito dagli indagati stessi, in una conversazione registrata dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria, «uno della mala, quella giusta, quella che non lo tocca nessuno». Romeo era «pienamente integrato» ai maltesi, e insieme avevano il compito di organizzare i trasporti del gasolio libico via mare. Sempre in carcere sono finiti i cittadini maltesi Darren e Gordon Debono, entrambi di 43 anni e il primo ex calciatore, che con Romeo imbastivano materialmente i trasbordi. Ai domiciliari è stato messo invece Stefano Cevasco, 48 anni, addetto all’ufficio commerciale della Maxcom, braccio destro di Porta. Teneva i rapporti con i maltesi ed era specializzato nella mascheratura dei documenti: lo hanno bloccato ieri all’alba nella sua casa di Albaro, nel levante del capoluogo ligure. Stesso provvedimento, arresto in casa, per Antonio Baffo (61 anni) e Rosanna La Duca (48), basisti negli scali siciliani.

È stato accertato che Ben Khalifa, controllando le acque antistanti i porti libici di Abu Kammash e Zuwarah, consentiva a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle raffinerie, in primis attraverso pescherecci modificati . Alcune navi, giunte al largo di Malta, travasavano su natanti nella disponibilità di società maltesi, le quali s’incaricavano poi di trasportare il prodotto ai porti italiani per conto Maxcom Bunker. Le varie imbarcazioni disattivavano il dispositivo d’identificazione per camuffare la reale posizione.

La distribuzione in Italia era altrettanto collaudata. La Finanza ha spesso tracciato la destinazione finale del combustibile immesso perlopiù attraverso i porti di Augusta (Siracusa) e meno frequentemente Venezia, individuando un’altra associazione a delinquere. Il secondo gruppo evadeva l’Iva e vendeva in Sicilia, a distributori stradali «compiacenti», gasolio extra-rete di bassa qualità («una porcata» lo definiscono nelle intercettazioni) a prezzi ultraconcorrenziali, frodando le compagnie di bandiera, tanto che la prima denuncia è stata presentata dall’Eni. E basta mettere giù qualche numero per capire quale giro avessero imbastito da Genova a cavallo fra 2015 e 2016: in Italia in quel periodo sono arrivati almeno 82 milioni di chili di gasolio libico rubato, per un valore d’acquisto pari a circa 27 milioni di euro, ancorché sul mercato legale ne sarebbero stati necessari 51, ed è finita in fumo Iva per 11 milioni. «Non possiamo escludere – ha spiegato il procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro – che parte dei proventi dei traffici illeciti abbia foraggiato l’Isis». D’altronde quanto nei porti le Dogane facevano qualche storia perché non era chiaro il nome del produttore, la Maxcom ci metteva una pezza: «Ho sentito Kurt – spiega da Genova Stefano Cevasco al manager Marco Porta – e gli ho detto di metterei un produttore … gli ho detto: “Inventatelo”». Anche se c’erano concrete possibilità che il nome vero fosse quello dello Stato islamico.

Dai cento metri di altezza della Portomaso Tower, il grattacielo che svetta nel mezzo della cittadina di Saint Julian, il colpo d’occhio è impressionante. C’è l’azzurro abbagliante del Mediterraneo, la costa rocciosa, le mura della capitale La Valletta. E poi cemento: una selva di gru e palazzi in costruzione. Questa è Malta, oggi: un cantiere in frenetica attività. Tutti sull’isola, dai politici ai banchieri ai negozianti che vivono di turismo, non fanno che celebrare il boom economico del mini-Stato, il più piccolo dell’Unione Europea, con i suoi 450 mila abitanti stipati su poco più di 300 chilometri quadrati.

I numeri confermano. Il prodotto interno lordo cresce a un ritmo del 4 per cento annuo, i prezzi delle case sono in continuo aumento, la disoccupazione è inesistente, il bilancio pubblico viaggia in pareggio e le banche locali non sono mai state così ricche. Il miracolo economico maltese si spiega con una sola parola: fisco. Nell’arco degli ultimi dieci anni il governo di La Valletta ha modellato le imposte sulle esigenze degli investitori internazionali con il dichiarato proposito di attirare sull’isola capitali e aziende. E ci sono riusciti. Le ditte iscritte al registro pubblico crescono al ritmo di 4-5 mila l’anno. E alla fine del 2016 il conto totale aveva superato quota 70 mila.

«Per creare una società a Malta bastano un paio di giorni», spiega una pubblicazione di Malta Finance, la Camera di Commercio locale. Burocrazia zero, quindi. E tasse ai minimi termini. «Malta è diventata la Panama d’Europa», ha protestato lo scorso 10 maggio Norman Walter-Borjans, il ministro delle Finanze del land tedesco Nord Reno Westfalia. Più in concreto, un dossier diffuso nel gennaio scorso dal gruppo dei Verdi al Parlamento europeo calcola in circa 4 miliardi di euro l’anno il gettito fiscale che viene sottratto da Malta agli altri Paesi Ue grazie ai forti sconti sulle imposte generosamente concessi dal governo di La Valletta. Davvero la piccola isola distante meno di 100 chilometri dalle coste meridionali della Sicilia si è trasformata in un paradiso offshore? Per rispondere a questo interrogativo L’Espresso ha analizzato l’elenco completo di azionisti e amministratori delle società con base a Malta. Oltre 100 mila documenti riservati sono stati analizzati nel corso di tre mesi di lavoro insieme al consorzio di giornalismo investigativo EIC (European Investigative Collaborations) . Un’analisi esclusiva, perché la consultazione del registro pubblico maltese è di regola possibile, via internet, solo partendo dalle società iscritte. L’Espresso invece ha potuto esaminare una banca dati costruita sulle persone fisiche coinvolte nella proprietà o nella gestione delle aziende. In totale quasi mezzo milione di nomi, che in alcuni casi ricorrono più volte, di una sessantina di nazionalità diverse.

Si scopre così che l’Italia è di gran lunga il Paese straniero più rappresentato nel gigantesco file: quasi 8 mila società maltesi sono controllate da azionisti italiani. Non solo. Circa 15 mila nostri connazionali compaiono nei file in qualità di soci, amministratori o rappresentanti legali. Molti di loro sono imprenditori che hanno trasferito sull’isola attività reali, hanno aperto negozi o piccole aziende nei settori più diversi. La lista però comprende anche un gran numero di investitori che usano Malta per un redditizio gioco di sponda fiscale. Alcuni di loro, probabilmente non hanno neppure messo piede sull’isola. Tutto regolare, almeno fino a prova contraria.

La legge maltese ha steso un tappeto rosso agli investitori stranieri che creano società sull’isola. A determinate condizioni, non troppo difficili da soddisfare, l’aliquota sui profitti d’impresa ufficialmente al 35 per cento può scendere fino al 5 per cento. E sono praticamente esentasse anche altre voci del conto economico, come gli interessi incassati sui prestiti o le royalty maturate grazie a brevetti o marchi. Per dare un taglio alle imposte basta quindi trasferire reddito dalla società con base in Italia (dove l’imposta viaggia al 24 per cento) a quella registrata a Malta. L’operazione è facilitata dal fatto che il piccolo Stato mediterraneo non solo è fuori dalle black list dei paradisi fiscali, ma è anche membro dell’Unione Europea. Strada spianata, quindi. Ecco i personaggi più conosciuti e le storie più sorprendenti che emergono dai Malta Files.

Soldi dal Senato

Laura Bianconi Se le chiedete perché il suo nome compaia tra gli azionisti di una società maltese, la senatrice Laura Bianconi, ex Forza Italia, ex Ncd, ora presidente del gruppo di Alternativa Popolare a Palazzo Madama, risponde che «lo scopo concreto che ci eravamo prefissati con i soci era quello di costituire una fondazione, attraverso la società, che potesse operare nell’ambito sociale e prevalentemente nel campo dell’assistenza sanitaria per la cura degli indigenti nei Paesi poveri». Insomma, la parlamentare del partito di Angelino Alfano avrebbe ritenuto conveniente fare un viaggio fino a Malta perché sull’isola, parole di Bianconi, i costi per la creazione di una fondazione sono «minori». Questa iniziativa benefica, battezzata “Live Today”, è dal 2015 in attesa di registrazione, dice la senatrice. Nel frattempo però Laura Bianconi risulta azionista sin dal 2014 della società Quantum Resources, con sede nella località maltese di Naxxar.

Benedetto Adragna

A libro soci compare il nome di un altro uomo politico, il siciliano Benedetto Adragna, anche lui senatore, ma sui banchi del Pd fino alle elezioni 2013, quando si candidò senza successo con il partito di Mario Monti. Il terzo azionista è invece il romano Giuseppe Bruno, che nel 2012 è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti a risarcire un danno erariale di quasi 2 milioni di euro per una vicenda di corsi di formazione fantasma. Bruno, si legge nella sentenza, «ha posto in essere (ovvero non ha impedito) la realizzazione di un articolato sistema di falsificazione al fine di percepire indebitamente contributi pubblici». I tre soci della Quantum Resources si spartiscono il capitale in parti uguali. Un terzo delle azioni è quindi di proprietà della senatrice Bianconi, che però non ha inserito i titoli maltesi nella sua dichiarazione patrimoniale depositata a Palazzo Madama.

Renziani in Cina

 
Dall’Italia alla Cina passando per Malta. È questo l’itinerario scelto dal manager toscano Giorgio Moretti, che nell’ottobre 2016 ha fondato a La Valletta con alcuni partner la società Summer Breeze Investments. L’obiettivo dell’iniziativa, come spiega Moretti all’Espresso, è quello di investire nel mercato cinese puntando sul settore immobiliare. Tutto parte da Firenze, dove Moretti, imprenditore in proprio con il gruppo Dedalus (software clinico per i medici), si è legato al carro di Matteo Renzi, che nel 2009, quando ancora era sindaco del capoluogo toscano, lo ha scelto per presiedere Quadrifoglio, l’azienda pubblica cittadina dei rifiuti. Tra gli azionisti della maltese Summer Breeze troviamo insieme a Moretti anche Jacopo Mazzei, esponente di una storica famiglia fiorentina che di Renzi è amico e finanziatore. In passato Mazzei è stato presidente della Cassa di Risparmio di Firenze e anche amministratore di Banca Intesa di cui la cassa fiorentina è azionista.

Smemorato a Cinque Stelle

A Livorno tutti lo conoscono come un grillino della prima ora. Un militante senza se e senza ma che già nel 2009 animava il locale meet up. Tanto impegno ha portato Enrico Cantone fino al Consiglio regionale della Toscana, dove è stato eletto nel 2013, un anno prima che il Cinquestelle Filippo Nogarin conquistasse la poltrona di primo cittadino di Livorno. Giovedì 11 maggio L’Espresso ha inviato una mail a Cantone per chiedergli informazioni su due società registrate a Malta di cui risulta proprietario. La risposta è arrivata nel pomeriggio di lunedì 15 maggio e poche ore dopo il consigliere toscano dei Cinquestelle ha annunciato con un post su Facebook l’intenzione di lasciare gli incarichi politici, compreso, quindi, quello in Regione. Come risulta dai documenti consultati dall’Espresso, Cantone è azionista di due società con sede a Malta, la CR holding e la Carsins.Eu, entrambe costituite nel 2010. Nella sua dichiarazione dei redditi non compare però alcun riferimento a queste attività. E neppure nei documenti patrimoniali che il politico Cinquestelle è obbligato a depositare in Regione. Su Facebook, Cantone dice di essersi «disinteressato» di queste società, «travolto» dal suo «impegno sociale e politico».

Enrico Cantone

A quanto sembra, quindi, sono stati i quesiti de L’Espresso a riattivare la memoria del consigliere regionale. «Una mia mancanza, seppur involontaria, di cui mi scuso per primo coi cittadini toscani e con il Movimento Cinquestelle», ha spiegato nel suo post Cantone, che a Livorno è ben conosciuto anche come imprenditore. La sua azienda di famiglia, la Cantone Ricambi, possiede un’officina che rimette a nuovo vecchi maggiolini Volkswagen e online rivende pezzi di ricambio della marca tedesca. Interpellato in proposito, il politico Cinquestelle ha risposto per iscritto che le società maltesi servivano «per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)». Non è chiaro quali siano gli eventuali rapporti tra le attività a Livorno e quelle all’estero. Queste ultime segnalano a bilancio movimenti per poche migliaia di euro. Difficile fare valutazioni sulla parte italiana del business: la Cantone ricambi non deposita un bilancio dal 2012. Un’altra dimenticanza del Cinquestelle.

Grandi famiglie offshore

Nel gennaio del 2017, un’inchiesta dell’Espresso ha svelato la ragnatela di società offshore con cui la famiglia Rocca controlla il gruppo Tenaris, un colosso industriale con attività sparse ovunque nel mondo e un giro d’affari di oltre 16 miliardi. Ora, grazie ai Malta Files elaborati con il consorzio giornalistico Eic, si scopre che gli eredi del fondatore Agostino Rocca sono i beneficiari di un elaborato sistema di trust, quasi tutti con sede a Malta. Questa complicata struttura è stata per molti anni gestita dalla filiale della Valletta della Bsi, la Banca della Svizzera Italiana. Più di recente, l’istituto elvetico è stato affiancato da Credence, una società di servizi finanziari anche questa con base sull’isola del Mediterraneo. In totale, sono almeno una ventina gli schermi fiduciari riconducibili alla famiglia di industriali capitanata in Italia da Gianfelice Rocca, fino a poche settimane fa presidente di Assolombarda, la potente associazione milanese degli imprenditori.

Alla porta di Credence ha bussato anche Alda Fendi, una delle cinque sorelle che nel 2001 ha venduto il famoso marchio della moda italiana ai francesi del gruppo Lvmh. I documenti consultati da L’Espresso segnalano che Credence ha il ruolo di trustee, cioè di gestore, del Traiano trust, di cui risultano beneficiarie le due figlie di Alda Fendi, Giovanna e Alessia e i loro discendenti. Alcuni documenti bancari datati giugno 2015 segnalano che due società offshore controllate dal Traiano trust amministrano oltre 50 milioni di euro depositati su un conto della Banca della Svizzera Italiana. «Tutto regolare ai fini fiscali – ha dichiarato a L’Espresso una fonte vicina alla famiglia Fendi – perché il trust è stato considerato dall’Agenzia delle Entrate effettivamente residente all’estero e di conseguenza non doveva pagare le tasse in Italia».

Candy crush saga

Riccardo Zacconi Chi non conosce Candy Crush? Il gioco spopola da anni sugli smartphone di tutto il mondo. Un affare da miliardi di dollari, che sono in parte transitati anche da Malta. Come rivelano le carte consultate dall’Espresso, la società che gestisce la app della caramelle ha sede sull’isola. Si chiama King.com e all’inizio del 2016, con un complicato gioco di holding, è passata sotto il controllo del gruppo americano Activision, noto tra l’altro per un videogame di grande successo come Call of duty. L’operazione ha fatto la fortuna di Riccardo Zacconi, l’imprenditore italiano da anni residente a Londra che aveva il duplice ruolo di amministratore delegato e grande azionista della società maltese. Dopo aver ceduto, nel 2014, parte della sua quota con un collocamento alla Borsa di Wall Street, nel 2016 Zacconi è passato una seconda volta alla cassa girando agli americani le sue azioni residue del gruppo King Digital Entertainment. Non sono mai state rese note cifre ufficiali, ma secondo alcune stime la doppia vendita potrebbe aver fruttato oltre mezzo miliardo di dollari al manager, che è entrato nella squadra di vertice di Activision.

Marra & amici

Catello Marra Qualche mese fa il nome di Catello Marra e i suoi affari a Malta erano finiti sui giornali per via delle disavventure giudiziarie di suo fratello Raffaele, l’ex braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, arrestato per corruzione a dicembre dell’anno scorso. All’epoca si scrisse dei due ristoranti aperti a Malta (Himu e Parthenope) e dei suoi molti incarichi tra cui quello di “Governatore generale” di un’organizzazione non governativa, la “International Organization for Diplomatic Relations”. Adesso però i Malta Files illuminano anche altri aspetti delle molteplici attività di Catello Marra che risulta azionista della Starlight Movie Production, una società che si è conquistata uno strapuntino nelle cronache recenti dello show business organizzando un premio per celebrità dello spettacolo (l’International Mediterranean Award) assegnato nell’aprile con una cerimonia a villa Miani a Roma.

Francesca Rettondini

Tra i protagonisti della serata mondana c’era l’attrice Francesca Rettondini, nota per le sue interpretazioni in film e fiction tv. Dalle carte di Malta risulta che Rettondini è socia di maggioranza di Starlight Movie Production con Catello Marra come secondo azionista. Al fratello dell’ex collaboratore di Virginia Raggi è riconducibile anche un’altra società maltese, la Academy for International Security, che si occupa di investigazioni e sicurezza. Questa volta come socio di Catello Marra troviamo il criminologo Vincenzo Mastronardi, docente all’Università di Roma, La Sapienza. Mastronardi è finito sui giornali perché nel 2014 invitò a tenere una lezione sulla gestione del panico nientemeno che Francesco Schettino, il comandante che nel 2012 lasciò affondare la nave Costa Concordia davanti all’Isola del Giglio e che per questo è stato condannato nei giorni scorsi a 16 anni di carcere. L’invito innescò un vespaio di polemiche, ma alla luce dei Malta Files viene da chiedersi come l’avrà presa Francesca Rettondini. L’attrice e socia di Marra era infatti a bordo della Concordia il giorno del naufragio.

In nome del Billionaire

Flavio Briatore non ha mai fatto mistero di aver spesso fatto ricorso ai paradisi fiscali come sede di alcune delle sue società. Nel corso degli anni, il nome del vulcanico uomo d’affari, nonché testimonial di se stesso, è più volte stato associato a holding con base in Lussemburgo o alle British Virgin Islands. Lo sbarco a Malta risale invece al 2014, dove Briatore, che risiede da tempo tra Londra e Montecarlo, ha costituito la Bl Development Ltd insieme a Francesco Costa, un imprenditore che nel 2011 aveva ceduto a Western Union l’azienda di famiglia attiva nel money transfer.

Flavio Briatore

A Londra, Costa è socio di Janina Wolkow, nota nella capitale britannica come proprietaria dei ristoranti sushi di lusso col marchio Sumosan. E qui si torna a Briatore, perché a Londra, Montecarlo e Dubai i locali di Sumosan sono realizzati in partnership con il Twiga e Billionaire, le due più celebri invenzioni del boss italiano di “The Apprentice”. La Bl Development ha comunque avuto vita breve. La società maltese di Briatore risulta liquidata già nel 2016.

Mistero Micheli

Carlo Micheli, classe 1970, è figlio di Francesco Micheli, finanziere con un lungo curriculum di affari multimilionari alla Borsa di Milano. Il più ricco di tutti porta il marchio di Fastweb, di cui vendette la sua quota nel 2003 con un profitto stimato intorno al miliardo di euro. Della società di telecomunicazioni, oggi controllata da Swisscom, Micheli junior è stato vice presidente esecutivo fino al 2005, prima di entrare nei consigli d’amministrazione di diverse grandi società italiane tra cui Unipol, Banca Leonardo e Genextra, la società biotech fondata dal padre insieme a Umberto Veronesi. A Malta invece Carlo Micheli è approdato nel 2015, quando ha costituito Kemmunett Ltd, di cui risulta azionista unico. Difficile capire di che cosa si occupi questa società, che non ha mai pubblicato un bilancio.

 

MaltaFiles, così Edinson Cavani ha aperto società sull’isola per pagare tasse minime

 

Il bomber sudamericano del Paris Saint Germain controlla due sigle con sede a Malta. Dove incassa i compensi degli sponsor. E versa al fisco locale soltanto il cinque per cento dei profitti

L’oggetto sociale è a dir poco ampio: si va dai servizi di consulenza ai prestiti di denaro, dalla compravendita di materie prime al business immobiliare. Micheli non ha risposto alla richiesta di informazioni inviata dall’Espresso. Dai documenti ufficiali si scopre però che per rappresentare Micheli si è scomodato un personaggio molto influente nell’isola. L’atto costitutivo è stato infatti siglato, per conto dell’azionista italiano, da Francis J. Vassallo, governatore della banca centrale di Malta negli anni ’90, oggi titolare di uno dei più importanti studi fiscali sull’isola.

Mattoni e politica

Erasmo Cinque, classe 1940, è un imprenditore romano con ruoli di vertice in decine di società italiane di costruzioni. È indagato in due delle più famose inchieste attuali per corruzione su appalti pubblici: quella sul Mose di Venezia e quella sull’Expo di Milano. A Malta, Cinque risulta azionista, con il 20 per cento delle quote, della Notorious Trading Limited, una società fondata nel 2011, che da allora non ha mai depositato un bilancio. Chi detiene il restante 80 per cento? Un’altra maltese: si chiama The Notorious Corporation Limited e appartiene a una fondazione basata in Liechtenstein, la Foundation Assunta Maria. Impossibile dunque sapere chi è il socio di Cinque nell’azienda maltese. Che altro non è se non una casella postale. La sede della Notorious Trading Limited, così come quella della The Notorious Corporation Limited, si trova infatti a La Valletta, in una palazzina che ospita unicamente gli uffici della Ganado Advocates, uno dei più grandi studi legali dell’isola.

La società maltese doveva servire come «punto commerciale con la Libia», ha detto Cinque all’Espresso. Questi progetti però sono rimasti sulla carta, sostiene l’imprenditore romano, sia per la guerra nel Paese nordafricano e anche per «motivi personali». Amico e consulente dell’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, Cinque è accusato dai magistrati di Venezia di aver preso appalti con una delle sue aziende, la Socostramo, grazie all’aiuto dello stesso Matteoli. Il nome del costruttore romano emerge anche dagli atti dell’inchiesta su mafia Capitale. Cinque, che in questo caso non risulta indagato, secondo la ricostruzione degli inquirenti è stato il tramite attraverso cui la presunta associazione mafiosa guidata da Massimo Carminati voleva incontrare l’imprenditore e in seguito candidato sindaco di Roma Alfio Marchini.

Yacht esentasse

 
Il registro navale di La Valletta è il più affollato d’Europa e il sesto nel mondo. Tanto successo è alimentato dagli sconti sulle tasse accordati dalla legge maltese. Nel caso degli yacht, l’imposta diminuisce con l’aumentare della lunghezza dello scafo. Questa tassazione progressiva, ma al contrario, finisce quindi per favorire i proprietari delle imbarcazioni più grandi, che di solito sono i più facoltosi. A Malta c’è quindi un gran traffico di barche di lusso. Un traffico solo virtuale, però, visto che gran parte della flotta naviga in realtà ben distante dalle coste rocciose dell’isola. Per beneficiare delle agevolazioni fiscali è infatti sufficiente che la barca sia di proprietà di una società locale.
Davide Serra alla Leopolda

L’esercito dei ricchi che batte bandiera maltese comprende anche Davide Serra, un finanziere che di preferenza viaggia tra l’Italia e la City di Londra, dove risiede da anni. Serra, noto per il suo impegno a favore di Matteo Renzi, risulta azionista di maggioranza della Plum Yachting ltd. Registrata a Malta nel 2011, questa società possiede uno yacht a vela di lusso, il Kamana, un 21 metri attrezzato per traversate oceaniche. Socio di Serra nell’impresa è Enrico Tettamanti, skipper famoso che tramite Plum Yachting vende crociere-avventura negli angoli più remoti del globo. Un’attività redditizia, probabilmente, ma è difficile stabilirlo con precisione perché nemmeno la società maltese di Serra ha mai depositato un bilancio.

Serra e Tettamanti, che risulta residente a Panama, fino a un paio di anni fa erano affiancati da altri quattro soci, che in seguito si sono defilati. Tra loro Fabio Cannavale, l’imprenditore che ha inventato e portato al successo siti come “edreams” e “volagratis”. Serra non è certo l’unico che ha fatto rotta su Malta. Hanno gettato l‘ancora sull’isola anche i Rovati, la famiglia che tre anni fa ha ceduto per oltre 2 miliardi di euro l’azienda farmaceutica Rottapharm. Fa capo a loro, attraverso un trust dell’isola di Jersey, la società maltese Leonis Yachting. A La Valletta ha sede anche la White Squaw ltd nata nel 2008, si legge nell’atto costitutivo, per gestire imbarcazioni.

La società fa capo a Eleonora Gardini, figlia del famoso finanziere Raul Gardini, lo scalatore della Montedison, morto suicida nel 1993. Stefania Fossati, erede della famiglia che controllava la Star, l’azienda alimentare del famoso dado, possiede invece la A Star Shipping, che, come si intuisce dal nome, si occupa di barche. Vale lo stesso per Giuseppe Gentile, noto alle cronache come amministratore delegato della compagnia aerea Meridiana e fondatore di Air Italy. A Malta però Gentile risulta proprietario della Yacht Leasing Limited. Dai cieli al mare.